Non è un mistero per nessuno la disparità di trattamento fiscale ed economico che c’è tra uno Studio Odontoiatrico in règime di libera professione (ovvero in P.IVA) e una S.r.l.
In un mercato fortemente concorrenziale come quello odontoiatrico, dove il vantaggio competitivo è determinante per il successo economico del singolo professionista, troppo spesso il divario tra una Società e uno Studio in libera professione diventa importante e difficilmente sostenibile sulla lunga distanza senza prendere provvedimenti.
Il segreto del successo delle catene odontoiatriche
Non è questa la sede per perdersi in difficili conti e confronti puntuali tra le due categorie, ma una certezza rimane: se le catene odontoiatriche sono in grado di erodere una fetta di mercato importante ai liberi professionisti, la causa non è certo per una superiorità clinica, quanto un vantaggio fiscale importante. Infatti l’utile di uno studio dentistico tradizionale (e quindi a P.IVA) è soggetto all’imposizione fiscale dei redditi per le persone fisiche, ovvero la temutissima IRPEF, e pertanto abbondantemente tassato secondo le aliquote che – nel caso dei dentisti – tendono ad essere sempre molto alte (ovvero pari al 43%).
Cosa succede con la s.r.l. invece? A parità di costi e utili, il trattamento fiscale è diverso e la tassazione più bassa, ovvero circa il 31% sull’utile e secondo il proprio scaglione IRPEF sul 50% dei dividendi.
Ovviamente i conti qua sopra sono estremamente semplificati (come già detto non è il caso di annoiarvi con conti da commercialista in questa sede)
Insomma, un libero professionista paga più tasse rispetto a una S.r.l., e pertanto ha un vantaggio fiscale minore rispetto a una società odontoiatrica.
È tutto oro quel che luccica?
A questo punto è necessario prendere le distanze da certi articoli allarmisti che si leggono in rete e che sembrano essere formulati appositamente per mettere paura.
Prima di tutto c’è una considerazione da fare: una società è di solito formata da più soci, ed è pertanto fuorviante confrontare alla pari i conti di un libero professionista con una srl.
Il libero professionista che ha realizzato 100mila euro di utile è infatti un’impresa ben più sana e vitale di una s.r.l. che ha realizzato utili per la stessa cifra!
A tutti gli effetti, sulla carta, la società è meno tassata rispetto allo studio tradizionale, permette di avere un vantaggio fiscale e di acquisto rispetto alla libera professione e consente pertanto di abbassare i costi e di essere più concorrenziali agli occhi del paziente. Ma stiamo parlando anche di una realtà diversa, più ampia e che necessita di un approccio imprenditoriale diverso (che implica, il più delle volte, la presenza di uno o più soci).
È proprio questo il motivo per cui le Catene Odontoiatriche hanno la possibilità di offrire scontistiche e prezzi concorrenziali, ma attenzione! Chi riceve i soldi veri, in queste catene, non sono i dentisti che vi lavorano dentro, bensì gli imprenditori che le fondano.
L’odontoiatra, titolare di uno studio dentistico tradizionale, è un professionista clinico. Il suo lavoro è fare il dentista, essere un medico per i suoi pazienti e una figura di riferimento per i suoi collaboratori.
Come accorciare il vantaggio fiscale e d’acquisto rispetto alla concorrenza
È possibile fare qualcosa per diminuire questa disparità di trattamento e mantenere una buona concorrenzialità rispetto ai competitors?
Senza ombra di dubbio, sì.
Quello che spesso viene dimenticato dal professionista clinico, che si sente schiacciato da un mercato impietoso, è che fare l’imprenditore di sé stessi è qualcosa di molto diverso rispetto alla pratica medica, e richiede l’apprendimento di competenze specifiche che gli consentano di ottimizzare, migliorare e crescere come studio odontoiatrico, mantenendo inalterata la propria professionalità clinica.
Nel caso specifico della fiscalità, affidarsi a un buon commercialista è fondamentale: sarà infatti quest’ultimo a consigliarlo e a guidarlo nella giungla fiscale. Ciò che però l’odontoiatra può (e deve!) fare, è imparare a tenere sotto controllo e a gestire entrate e uscite in maniera ragionata.
Quest’abilità specifica è il Controllo di Gestione, e grazie ad essa è possibile gestire in maniera molto più efficiente i flussi di denaro in entrata e uscita, capire cosa è redditizio e cosa non lo è più, comprendere dove vale la pena investire e dove è conveniente fermarsi per evitare perdite di denaro.
Il controllo di gestione è un’abilità importante che va appresa e che consente al dentista di successo di rendere più efficace la strategia di crescita economica dello studio, senza la necessità di dover sacrificare la propria professione clinica per trasformarsi in un imprenditore.
E di lasciare alle società l’onere di fare le società.