Tra decreti Ristori, proroghe, concessioni e promesse, il titolare di piccola e media impresa ha avuto accesso a tutta una serie di strumenti economici utili a fronteggiare la crisi, soprattutto sul lato prestiti e mutui, formule di finanziamento che il titolare di studio odontoiatrico conosce assai bene.
La natura stessa della professione odontoiatrica richiede l’utilizzo di attrezzature, apparecchi e forniture certo non a buon mercato, motivo per cui il dentista spesso ricorre a
finanziamenti di diversa natura; fortunatamente la solvibilità e la copertura economica della professione è piuttosto buona, motivo per cui l’accesso al credito è spesso facilitato rispetto ad altri settori.
Fatto sta che la crisi pandemica ha colpito tutti, odontoiatri compresi, categoria che si in più si è trovata a dover fare i conti con le salate rate di prestiti e mutui necessari per l’attività.
Il
decreto Cura Italia (art. 56, D.L. n. 18/2020) introduce una moratoria straordinaria dei prestiti e delle linee di credito alle micro, piccole e medie imprese, liberi professionisti e lavoratori autonomi dotati di partita IVA, prorogata ancora dal 31 gennaio 2021 al 30 giugno 2021 e rinnovata automaticamente alle imprese e ai professionisti già ammesse alle misure di sostegno e per chi ha fatto richiesta entro il 31 gennaio scorso.
Per chi è stato ammesso, quindi, rate posticipate fino al 30 giugno. E poi?
I tempi li conosciamo tutti, e il danno fatto dal COVID non si recupera in sei mesi. Nella migliore delle ipotesi i professionisti più abili – imprenditorialmente parlando – riusciranno ad accorciare le distanze, ma si prospetta comunque un anno di duro lavoro.
Una soluzione, tuttavia, potrebbe essere fornita proprio dall’effetto COVID.
Surroghe e rinegoziazione
Paradossalmente, in una pandemia che ha messo in ginocchio i mercati, il settore dell’accesso al credito ne esce addirittura rafforzato. Se infatti parliamo di mutui, troviamo una situazione incredibile, con tassi al minimo storico e soprattutto il paradosso di
un tasso fisso equivalente al tasso variabile.
Ecco perché, nel caso abbiate un mutuo acceso per il vostro studio, pensare a una rinegoziazione o a una surroga potrebbe farvi risparmiare e mettervi nella posizione di rimodulare il rientro delle rate a tassi e condizioni decisamente più favorevoli.
Ma che differenza c’è tra rinegoziazione e surroga?
Semplicemente, la rinegoziazione avviene all’interno dello stesso istituto di credito, ed è una modifica del contratto stipulato in precedenza
con l’obiettivo di cambiare la durata, il tasso di interesse, lo spread o il parametro di indicizzazione del mutuo.
La surroga, invece, è il trasferimento del mutuo a un’altra banca che offra condizioni migliori.
In condizioni normali, la scelta dipende dalle esigenze del singolo, ma non è sempre facile ottenere una rinegoziazione o trovare condizioni più vantaggiose altrove. Ciò che è interessante è la situazione attuale: dal momento che
una banca non può rifiutare la surroga, e che i tassi al momento sono così bassi e che una migliore offerta da parte di altre banche è quasi scontata, la rinegoziazione presso il proprio istituto di credito ha ottime possibilità di essere accettata pur di non perdere la restituzione del prestito (e gli interessi su di esso, ovviamente).
Considerando poi che c’è la possibilità senza precedenti di ottenere un tasso fisso al pari di un variabile,
mettendo così al sicuro dalle fluttuazioni economiche l’importo della rata, di rimodulare l’importo della rata e/o durata del prestito e abbassare gli interessi da pagare (opzione ancor più invitante per i mutui giovani, che con l’ammortamento alla francese si trovano a pagare ancora sostanziose quote di interessi sull’importo totale della rata), surroga e rinegoziazione diventano opzioni decisamente più invitanti e strategiche rispetto a una “semplice” moratoria, che altro non fa che spostare in avanti il problema economico.